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L'EDIFICIO PASSIVO
Standard - Requisiti - Esempi
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Materiali e componenti per edifici
passivi
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Phase changing
Materials (PMC)
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Accumulatori di calore latenti
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“Phase
Changing Materials” (PCM) sono detti quei materiali che,
ad una determinata temperatura, cambiano il loro stato
fisico (fase), da solido a liquido e viceversa.
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Questo cambio
di fase consente l’uso di questi materiali come
accumulatori di calore (o di freddo), cosiddetti
“latenti”. Negli
accumulatori latenti, il calore non viene accumulato
tramite l’aumento della temperatura della massa
accumulatrice (come per esempio nel caso di un serbatoio
d’acqua), bensì con lo sfruttamento del cambio di fase
tra liquido e solido (esempio: acqua/ghiaccio). L’acqua
ha il suo punto di fusione o di solidificazione a 0°C.
Raggiunta questa temperatura, l’acqua diventa ghiaccio e
il ghiaccio diventa acqua. Al ghiaccio può essere
fornito del calore senza aumentarne la temperatura
(calore latente). L’energia fornita serve invece a
sciogliere il solido e, solo quando il ghiaccio si è
completamente sciolto, la temperatura dell’acqua
comincia ad aumentare. L’effetto è reversibile e avviene
anche nel caso di cambio di fase tra liquido e vapore.
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La costruzione di accumulatori di calore latente con
l’uso di PCM è allo studio già da molto tempo, ma solo
recentemente la tecnologia ha superato lo stato di
laboratorio. Finora i PCM sono stati applicati
soprattutto nei casi in cui si trattava di ridurre il
numero dei componenti refrigeranti o di guadagnare
spazio nei contenitori frigoriferi di merci, nel
recupero mobile di calore oppure nell’abbigliamento di
lavoro. Accumulatori latenti sono già stati utilizzati
anche in edilizia (vedi “L’esempio” in questo numero) ed
è prevedibile che, in futuro, l’applicazione della
tecnologia aumenterà, perché i PCM assorbono, o
emettono, quantità di calore anche relativamente elevate
in condizioni di modeste variazioni di temperatura. Si
può ottenere quindi un accumulo d’alta densità. Poiché,
a temperatura costante, il cambiamento di fase avviene
in un periodo prolungato, si ha la possibilità di
attenuare le variazioni di temperatura e di evitare
surriscaldamenti tramite l’immagazzinamento e
l’espulsione di calore.
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I PMC devono essere scelti secondo l’impiego previsto,
ossia secondo la temperatura alla quale avviene il
cambio di fase. Un materiale con un alto punto di
fusione cede più calore all’ambiente, mentre i materiali
con un basso punto di fusione accumulano l’energia
termica più a lungo. Per l’accumulo di freddo si usa
normalmente acqua (ghiaccio) e soluzioni acquose di
sale. Per l’accumulo di calore possono essere impiegati
paraffine, idrati di sale e miscele eutettiche di idrati
di sale; l’impiego di idrati gassosi e sali è ancora
allo studio.
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Più usata è
oggi la paraffina, un idrocarburo solido, che cambia
fase nell’intervallo tra 27 e 35°C. Riscaldandosi assume
calore e diventa liquido, mentre quando si raffredda
riacquista lo stato solido emettendo il calore assunto.
Uno strato di 4 cm
di paraffina è in grado di accumulare la stessa quantità
di calore (150-180 kJ/kg) di una parete di laterizio
pieno dello spessore di 30 cm in condizione di 50°C.
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Un elemento di
paraffina
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Foto:
Inglas
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- Un tale accumulatore è
stato ideato dall’architetto svizzero Dietrich Schwarz
che l'ha impiegato in una villetta a Ebnat-Kappel
(Svizzera) che ha ricevuto il Premio solare svizzero
2001. L'elemento accumulatore è una parete vetrata in
cui si trovano delle cassette di plastica trasparente
riempite con paraffina.
La
parete accumulatrice ha uno spessore complessivo di soli
106 mm e un valore U di 0,4 W/m2K.
In confronto ad un isolamento termico di 30-40 cm si
tratta di un’elegante soluzione alternativa. Ecco la sua
composizione è la seguente (dall’esterno all’interno):
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- tra
due lastre di vetro di sicurezza (6 mm) c’è
un’intercapedine (29 mm) in cui è stata inserita una
lastra di plexiglas prismatico che riflette la luce
all’esterno quando l’altezza del sole supera i 40 gradi.
Il vetro esterno è selettivo, ma non
quello all’interno. Seguono poi una seconda
intercapedine (12 mm) riempita con argon e le cassette
di paraffina (PCM, 42 mm) inserite tra due lastre di
vetro (6 mm).
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- La
paraffina, leggermente colorata, si scioglie sotto i
raggi del sole e, solidificandosi quando il sole non c’è
più, cede il calore assunto agli ambienti.. La parete
accumulatrice rende visibile anche il cambiamento del
tempo: quando la paraffina si scioglie diventa più
trasparente e più chiara e fa penetrare più luce, mentre
quando si raffredda diventa più scura e meno
trasparente.
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Sezione della parete solare della casa
di Ebnat-Kappel
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- Un
elemento innovativo della parete è anche la schermatura
grazie alla quale si evitano eventuali surriscaldamenti.
Si tratta di una lastra di plexiglas prismatico che fa
passare solo i raggi solari che incidono quasi
perpendicolarmente, ciò che avviene in inverno, mentre
in estate, quando la posizione del sole è alta, li
riflette. Il funzionamento della schermatura prismatica
richiede però un’indispensabile esposizione della parete
verso Sud (+/- 20°).
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- La
parete accumulatrice sviluppata per la casa di
Ebnat-Kappel riunisce le quattro più rilevanti
componenti della tecnologia solare: l’isolamento termico
trasparente (ITT), l’assorbitore, l’accumulatore di
calore e la protezione contro il surriscaldamento.
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- Grazie
a un finanziamento da parte dell’Ufficio svizzero per
l’energia si è potuto monitorare il comportamento della
parete. Dalle misurazioni effettuate si evince che già
alla fine d’ottobre i raggi solari attraversano
totalmente il plexiglas prismatico. La paraffina
comincia sciogliersi dopo tre o quattro giorni
consecutivi di sole, con un’irradianza globale di 450
W/m2,
ma solo al quinto giorno di sole è completamente
sciolta. In queste condizioni la superficie esterna
della paraffina raggiunge una temperatura intorno ai
40°C che però diminuisce durante la notte. La
temperatura dell’ambiente interno non supera mai i 25°C.
In autunno, non sempre la paraffina si scioglie
completamente e quando lo fa è solo per breve tempo.
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La parete solare vista dall'esterno
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Foto:
Frederic Comtesse
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La parete solare vista dall'interno
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Foto:
Frederic Comtesse
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Bibliografia
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Schwarz, D.: Eine Wand, die schmilzt; in:
TEC21, 24/2002, p. 7-13
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Feldman, D., Banu. D. et
al.: Obtaining an energy storing building material by
direct incorporation of an organic phase changing
material in gypsum wallboard; in: Solar Energy Materials
22 (1991), p. 231-242
- -
Lenzen, B.: Entwicklung
und Untersuchung eines latentwärmespeichernden
Baumaterials zum Einsatz in transparent gedämmten
Aussenwänden; in: 12. Symposium Thermische Solarenergie,
Bad Staffelstein, April 2002
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Progettazione di:
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Edifici passivi
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Edifici a basso consumo energetico
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Edifici a consumo energetico zero
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SEDE OPERATIVA: 20053 MUGGIO' -
Via
Pavia 10
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Telefono
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