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L'EDIFICIO PASSIVO
Standard - Requisiti - EsempiO |
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- Impianto di
ventilazione
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- Riscaldamento
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È vero che le perdite di
calore in un edificio passivo sono molto ridotte, ma non
a zero, quindi si deve anche avere un calorifero. In un
edificio passivo il riscaldamento avviene tramite il
sistema di ventilazione, il termovettore è quindi
l’aria. In un edificio convenzionale il riscaldamento ad
aria comporta però molti svantaggi (1):
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- la
temperatura dell’aria insufflata deve essere
più elevata rispetto a quella richiesta per
gli ambiente (circa 20°C);
- la
regolazione individuale delle temperature è
onerosa o comporta altri svantaggi (per
esempio il riutilizzo dell’aria in uscita e
questo non è igienico);
- i locali
tecnici e i canali di distribuzione occupano
molto spazio;
- il buon
funzionamento di un sistema di riscaldamento
ad aria richiede un’elevata precisione di
progettazione. Gli errori tollerabili sono
notevolmente minori di quelli ammissibili
nei sistemi di riscaldamento ad acqua.
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Un edificio passivo invece si riscalda
con il normale ricambio d’aria insufflando aria che ha
una temperatura di circa 20°C, la stessa che in inverno
è richiesta. Questo tipo di riscaldamento è possibile
solo quando la potenza necessaria non supera i 10 W come
si può dimostrare con un semplice calcolo. La capacità
termica dell’aria è di 0,33 Wh/(m3K).
In giorni invernali molto freddi, per alzare la
temperatura di 1 m3 d’aria
esterna dai –10°C ai 20°C richiesti, cioè di 30 K,
occorre una potenza di:
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1 m3 *
30 K * 0,33 Wh/(m3K)
= 10 W
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La potenza necessaria si definisce
spesso in rapporto alla superficie dei locali da
riscaldare (W/m2).
In questo caso dipende, oltre che dalla capacità
termica dell’aria e dalla differenza di temperatura,
dal ricambio d’aria pro persona (m3/h
p) prescelto e dalla superficie occupata da una
persona.
Il ricambio pro persona consigliato
dalla prEN 13779 è riportato nella tabella "Tasso
d'aria fresca (esterna) secondo la prEN 13779", la
seguente tabella riporta invece le superfici medie a
persona (m2/p):
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Superficie media occupata da una
persona secondo la destinazione dell’ambiente |
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Uso dell’ambiente |
m2/p |
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Residenziale (villetta) |
60 |
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Residenziale (alloggio in
una palazzina) |
40 |
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Ufficio, amministrazione |
20 |
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Scuola |
10 |
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Ristorante |
5 |
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Ipotizzando un ricambio d’aria di 45 m3 a
persona e ora (medio della categoria 2, zona non
fumatori), in un alloggio abitato da 4 persone si devono
ricambiare 180 m3
ogni ora. Nel caso in cui l’abitazione abbia una
superficie di
160 m2 (alloggio
in una palazzina), la quantità d’aria da ricambiare è di
1,125 m3/m2.
Per raggiungere all’interno la temperatura di 20°C
quando all’esterno è a –5°C, quella dell’aria esterna si
deve alzare di 25 K. Si ha quindi:
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1,125m3/m2 * 25 K * 0,33
Wh/(m3K) = 9,28 W/m2
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Il seguente nomogramma
consente di determinare la potenza specifica al metro
quadrato (W/m2)
sulla base del ricambio d’aria al metro quadrato (m3/h
m2)
per tre differenze di temperatura (Dt).
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Potenza specifica
richiesta (W/m2)
per il riscaldamento in
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rapporto tra ricambio
d’aria al metro quadrato (m3/h
m2)
e differenza di temperatura
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Il nomogramma va letto nella seguente maniera: dato un
tasso di ricambio di 30 m3/(h
p) e una superficie di 40 m2/persona
(alloggio in una palazzina) si ha un ricambio di 0,75 m3/(h
m2).
Questo valore lo troviamo sull’ascissa del diagramma
(asse orizzontale). Nel grafico sono indicate tre rette,
ciascuna delle quali riferita ad una specifica
differenza di temperatura (Dt).
Su queste rette troviamo la potenza necessaria (W/m2).
Per un ricambio di 0,75 m3/(h
m2)
troviamo così i seguenti valori della potenza richiesta:
4,95 Wm2 per
Dt =
20K; 6,2 Wm2 per
Dt =
25K e 7,4 Wm2
per Dt =
30K. Per un ricambio di 1,0 m3/(h
m2)
e una differenza di temperatura di 30K troviamo il
valore di 10 W/m2.
10 W/m2,
per un alloggio di 120 m2,
significa una potenza di 1200 W. Questa potenza permette
di rialzare di 30 K, ogni ora, la temperatura di 120 m3 d’aria
fresca (120 * 0,33 * 30 = 1188 W), cioè riscaldare un
ambiente, tramite l’aria e senza impianto di
riscaldamento convenzionale, anche nei giorni più
freddi.
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Lo standard dell’edificio passivo [15
kWh/(m2a)]
significa, per un alloggio di 120 m2,
un consumo di energia termica di 1800 kWh/anno. Le
esperienze fatte con gli edifici realizzati hanno
dimostrato che, in queste condizioni, la potenza massima
richiesta non supera mai i 10 W/m2,
nemmeno nei giorni più freddi.
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Nell’Italia peninsulare, una temperatura
di –10°C è molto rara. La temperatura dell’aria esterna
si deve quindi raramente innalzare di 30 K. La potenza
di 10 W/m2 è
dunque richiesta solo eccezionalmente e per pochi
giorni. A questo proposito bisogna anche considerare che
un edificio passivo reagisce con molto ritardo ad ogni
temporaneo e brusco calo della temperatura esterna,
perché le strutture perdono il calore accumulato solo
molto lentamente. Quando, nel gennaio del 1992, il
sistema di riscaldamento dell’edificio passivo di
Darmstadt-Kranichstein si è fermato, il fatto fu
avvertito dagli abitanti solo quattro giorni più tardi.
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10 W/m2 per
una stanza di 20 m2 significano
una potenza di 200 W, corrispondente a quella di due
normali lampadine. Qualcuno potrebbe allora pensare di
coprire il fabbisogno termico residuo potenziando le
sorgenti interne di calore, per esempio usando lampadine
ad incandescenza ed elettrodomestici a basso rendimento
che emettono molto calore. Questa soluzione è però
assurda e assolutamente inconciliabile con il risparmio
energetico e la riduzione dell’inquinamento ambientale.
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Negli edifici passivi si attuano altre soluzioni. Per
ottenere il calore ancora necessario sono in uso varie
tecnologie: scambiatori che recuperano calore dall’aria
in uscita, pompe di calore, collettori solari e
scambiatori di calore interrati (subsoil heat exchangers)
che sfruttano la costanza della temperatura del terreno.
La scelta del sistema è una questione tecnica ed
economica. In regioni dove in inverno gli apporti solari
sono abbastanza alti, come nell’Italia peninsulare,
l’aria si può facilmente
riscaldare tramite un collettore solare ad acqua.
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Il comfort termico
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Secondo i fisiologici, le condizioni
termiche sono confortevoli quando la somma della
temperatura dell'aria e quella delle pareti corrisponde
a quella media del corpo di 37°C. Meglio ancora, quando
la temperatura delle superfici circostanti supera
leggermente quella dell’aria. In questo caso il corpo
riceve calore per irradiazione, come
avviene sotto l’azione dei raggi del sole. Il benessere
termico che si avverte ha però anche un aspetto
soggettivo e culturale, e non dipende solo dal rapporto
tra la temperatura dell’aria e quella delle pareti. Per
questo motivo i fisiologi hanno eseguito dei test con
delle persone e definito dei campi di benessere termico.
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Ciò che si intende con comfort termico
varia anche da paese a paese. Nell’Europa centrale la
gente è abituata a
vivere in ambienti con temperature
intorno ai 20-22°C. Infatti, nell’ambito delle
misurazioni effettuate in 11 edifici passivi con oltre
100 unità abitative si è potuto constatare che, in
inverno, la temperatura media nei locali era di 21,4°C.
La maggior parte degli abitanti ha scelto per i loro
alloggi una temperatura tra 21 e 22°C, ma i valori
misurati sono compresi tra 17°C e 25°C. La temperatura
di 17°C è stata però rilevata solo in alloggi non
abitati. Molti italiani considerano invece gli ambienti
tedeschi quasi “surriscaldati” e preferiscono nella loro
casa una temperatura d’esercizio leggermente più bassa.
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Temperatura
considerata piacevole dagli abitanti
e quella rilevata nell’ambito delle
misurazioni in 15 alloggi (Edifici
passivi di Kassel-Marbachshöhe)
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Nel primo edificio passivo, quello di
Darmstadt-Kranichstein, si è potuto notare che una
temperatura dell’aria interna di 18,6 °C non crea
disagi, perché le pareti dei locali hanno quasi la
stessa temperatura, mentre in altri edifici meno
coibentati,
la temperatura delle pareti è inferiore a
quella dell’aria, e questa differenza provoca la
sensazione che l’ambiente non sia sufficientemente
riscaldato.
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I fisiologi ritengono inoltre che la
temperatura all’interno di un alloggio non dovrebbe
essere totalmente uniforme e consigliano temperature
differenti per i singoli locali. La tabella 9 riporta le
temperature ritenute più idonee da autori italiani e
tedeschi. In un edificio passivo creare delle zone di
differente temperatura è difficile, perché l’aria, e
quindi anche il calore, si diffonde rapidamente in tutta
l’abitazione dove si stabilizza una temperatura quasi
uniforme.
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(1) Steinemann. U.: Warme Luft? Grenzen und
Möglichkeiten der Gebäudeheizung mit Warmluft, in:
TEC21, Nr. 19/2002, p. 15-18 |
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Progettazione di:
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Edifici passivi
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Edifici a basso consumo energetico
-
Edifici a consumo energetico zero
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